La Quintessenza dell’Intelligenza Umana

è la  capacità di saper  dare  il valore alle cose, secondo l’ordine sequenziale reale, eliminando quanto l’ostacola.  Essa  afferma ed  estende la consapevolezza, che  libera da convinzioni e filosofie ingannevoli. Dona autonomia, forza, orientamento, vero conforto e stabilità.  

In accordo ai richiami umanistici, laici, religiosi e “vip” dello sport e spettacolo,  riferiti al rifiuto di ogni violenza, propongo un testo associativo, con lo scopo di arginare e rimuovere l’odio sociale, da cui; violenza, criminalità, razzismo, terrorismo, perdite umane ed economiche derivano. Il vero progresso infatti si misura solo dalla capacità delle  nazioni ad eliminare l’ odio all’ interno e all’ esterno di esse, in quanto  inevitabilmente ciò che si sottovaluta o si reprime, limita il dialogo, lo sviluppo e produrrà prima o poi  tragedie  e conflitti in cui sfogarlo. Vincere  l’odio è vincere la pace, unico vero e necessario comune obbiettivo, di uomini sani e Stati  legittimi.

Gli aspetti che conducono allo statuto associativo, trovano intendimento in una sana e necessaria visione evolutiva e garantista della società,  in coloro non soggetti a timidezza, assuefazione e paura di contrastarlo, dovendo comprendere quanto e come  le aberrazioni, concesse alla cultura della violenza, permeano ed agiscano nel tessuto sociale. L’odio è il  più  grave subdolo nemico dello Stato Civile ed essendo anche un forte tabù, è vitale indagarne e contrastarne le trame, anche se repelle farlo. Si potrà così correggerne gli alterati concetti dell’immaginario comune .

Confermato dalla storia e dalla cronaca, l’odio espresso nei suoi tanti  sinonimi, è la matrice di ogni premeditazione, ed è ovunque nascosto, mistificato, in attesa di sfoghi, rivalse e vendette. Emerge rapido scalfendo il perbenismo; nel traffico, negli stadi, nei Parlamenti, nei condomini, tra coniugi uniti o separati.  Straripa tra nazioni, dai fondamentalismi laici e religiosi, in cui in definitiva esso stesso ne è il fulcro.  Emerge tra le classi sociali, dalla violenza sulle donne, sui bambini, dai degradi ambientali e dalla mancanza di rispetto delle regole umane. Nelle periferie inaridisce e deforma lo sviluppo della personalità, impegnando già da piccoli a dover schivare il  bullismo , le sue traiettorie e le sue vili  ritorsioni.      

Esso stesso è l’arma occulta e non imputabile, senza di cui le armi sarebbero solo inutili arnesi . Sfugge così a: leggi, inquirenti, dogane, perquisizioni e ai sofisticati detector. E’ il palese movente di incalcolabili tragedie mostrate dai media, molte di cui tristemente prevedibili, che frenate con la sola indignazione, conduce a deplorevoli assuefazioni. L’ odio è il più  comune e recondito degli impulsi, prodotto ed usato per  provocare ogni tipo di ostilità, per incomprensione del valore della vita, per timore di verificare il fondamento intellettivo delle convinzioni, di singoli, fazioni e popoli.  Proviene spesso per rifarsi da frustrazioni emerse da aspettative illusorie, fallimenti pedagogici e relazionali, timidezza, invidia, provocazioni, emuli, miti e dal timore di un confronto leale.

È il contenuto della reazione deterrente o punitiva, contro chiunque osi vedere oltre ciò che si pretende di apparire. Può trasformare in un’ attimo semplici frustrati  in irreversibili mostri. Scomodissimo sentimento da confessare per chiunque, inutile e dannoso da vivere, crea e coinvolge in enormi e costosi volumi di procedimenti giudiziari e dipendenze  da: droghe, alcool, persone, gruppi, gerarchie, sette ed ideologie pseudo culturali.

Attualmente, al di là dei reati commessi, si  finisce  per  recludere solo uomini  succubi di altri, o di falsi riferimenti, ebbri di convinzioni, ripetenti smaniosi di farsi notare attraverso emuli imposti da altri, e che confondono il suicidio emotivo per virilità e onore. Nel contesto in cui essi si muovono, non distinguono l’ iniqua simulazione vissuta, che non produce evoluzione, dalla realtà incompresa e sottovalutata, creandone altre surreali e funamboliche, illegali  e violente. In definitiva l’odio è un virus che devasta: vittime, aggressori, società, legalità, risorse economiche e sviluppo. Senza l’odio, la  collettività  potrebbe  avere una spinta evolutiva tale, da andare ben oltre ogni risanamento economico. Le istituzioni di tutela usano strategie soggette a sofismi legali, procedurali e strumenti tardivi, concentrati a punire il reato ormai avvenuto, spesso irreversibile, mentre la vera causa del reato stesso, viene solo repressa e poi reinnestata nella società, a spese di altri cittadini ignari.

Esso è inoltre origine d’ ingiustizie ed  illegalità,  usate  come  movente  per sfidare e destabilizzare i  diritti costitutivi  dello Stato. Spingono così, l’iceberg della schizotimia, contro la nave della  civiltà, in cui essi stessi vivono da clandestini. Numerosi sono i crimini e delitti le cui indagini costano ognuna, quanto varie dozzine appartamenti. I cui autori, inoltre, insinuandosi con espedienti tra le righe degli ordinamenti, traggono spesso più benefici delle loro stesse vittime. Oltre queste, molte altre sono  le risorse combuste dall’odio, che gravano sul bilancio della nazione, prostrandola a dover combattere i riflessi che esso emette, ma non la sua effettiva struttura degenerativa. Tali costi, uniti  alle perdite umane e sociali da esso provocate, incidono sulla collettività,  più di quanto  possa incidere il  danno comparato alla corruzione, di cui l’odio stesso si nutre ed  alimenta.

Potendo  avere  la possibilità,  gran parte di essi potrebbe capire in largo anticipo sul crimine a cui sono prossimi, che l’unico possibile riscatto definitivo dalla loro condizione, venga solo riappropriandosi dei loro preziosi spazi personali, ceduti o smarriti. Spazi vitali per ricomporre dignità sminuite da se stessi o da altri. Incomprese per sottovalutata grandezza, cedute per oscuri privilegi, o per danaro, sottomessi ad arroganze patologiche di altri, o alle ansie tattiche di furbi caporali.

In sintesi, quanto emerge, permette di comprendere che, l’unica vera guerra civile legittima, va combattuta  senza nemici, colori, bandiere, fragori, palchi, medaglie e passerelle, unicamente contro un nemico definibile “vigliacchismo”, inteso come rinuncia o rifiuto evolutivo dell’autentica civiltà, implicito nell’odio e nel furbismo. Infatti, nella storia umana, il fascino della vastità della mente, sublima molti e terrorizza altri. In risposta a tale grandezza, la paura  spinge  a rifugiarsi nel vigliacchismo e nel furbismo, chiudendo singoli e fazioni, in ghetti mentali  da cui  disprezzare l’universale, che appare potendo sbirciare la vita, solo dal foro della loro serratura. In una visione integrale, coloro offuscati dall’ odio, sottovalutano l’errore di usare soltanto coraggio biliare o simulato, inadatto per comprendere che, essere uomini o donne autentici e liberi, è incomparabile ad altro. 

Quanto detto, permette di capire che; onore, valore, virilità e libertà, sono ambite “risorse”, proporzionali al contagio dell’odio.  Suddetti pregi, necessitano per completare la propria  personalità. Essa, infatti, non sarà mai  surrogata o sancita da se stessi, ne ricavata da grandi o piccole ciurme rampanti, aspiranti a granuli d’identità. 

Smarriti anche nell’errore di chiudersi alla fantasia, che è spesso il miglior mezzo per capire la realtà, assai lentamente comprendono a spese proprie, e della società stessa, l’assenza di  alternative risolutive alla loro vera condizione, per acquisire la sana  pulsione  di vivere liberi alla luce del sole. Molti temendo l’inadeguatezza di  sentirsi liberi tra uomini liberi e di sollevarsi l’animo legittimandosi nel gusto del dialogo vero, si adattano a vivere sopraffatti da pesanti inutili  regimi di semilibertà auto inflitta, soggiogati dall’odio di altri.

Con diverso coraggio inoltre, potrebbero finalmente inserirsi nella grandezza della civiltà umana. E godersi così  brividi emotivi e i piacevoli  vuoti di stomaco, prodotti dall'amichevole invito, offerto dalle geniali menti affidatarie del nostro strabiliante patrimonio intellettuale, artistico e genetico, nel quale, poter comparare apertamente le proprie reali capacità, con le loro. Guadagnandosi così  anche la  rara e preziosa verifica o rettifica del proprio concetto di realtà,  interrotto o semmai avuto. 

Potrebbero quindi liberarsi dalle oppressive e malefiche regole  del ghetto dell’ ignoranza  e  comprendere il coraggio celebrale che muove l’ingegno stilistico, che ha permesso ad autodidatti   di concepire ed affrontare la realizzazione di imponenti ed eterne opere, come il Panteon   dall’ occhio puntato sulle stelle, o di S.Pietro. Opere  impossibili prima d’allora, sia a moltissimi ingegneri d’oggi. Potrebbero anche comprendere miriadi di altre opere pittoriche, scultoree, musicali e letterarie di straordinaria bellezza e valore, tutte portate a lume di candela, dal buio labirinto oceanico della conoscenza, allo splendore universale certificato dalla Storia. Fra tali opere, va inclusa la nostra Costituzione. Anche se perfettibile, vitalizzandola con l’ aggettivo – onesto- in coda al suo primo rigo,  è ancora oggi una conquista irraggiungibile per numerosi popoli nel mondo.

I nostri geni, ( in ambedue i sensi ), ci richiamano al vero e sano istinto, di mantenere alto il titolo di campioni dell’umana capacità espressiva, in ogni direzione, rimuovendo le paure evolutive, personali, generazionali, sociali e dall’asservimento. Del resto la grandezza di una nazione, alla quale si vuole istintivamente appartenere con vero e sano orgoglio di uomini, è  proporzionale solo  al   coraggio del suo popolo, ad esprimere la capacità di apprezzare la libertà dell’essere e nel voler affrontare e superare le proprie paure.  Non di certo per l’abilità  di sapersi nascondere  dietro di esse, per poi languire o sbraitare dall’ alto di processi evolutivi presunti o mai avvenuti, crogiolandosi sugli allori di altri.

Democrazia, Repubblica, Costituzione e Diritto, sono le migliori espressioni celebrali finora prodotte dall’uomo, per garantire, tutelare e far esprimere la parte migliore di ogni cittadino, contro infami convinzioni di parte. In nessun caso infatti. potrebbe sembrare astuto, vivere da clandestini in casa propria, o amputarsi la  gamba sana, per spigolare residui di una libertà, per la quale, tutt’ ora nel mondo, uomini  sfidano torture e morte,  pur di avere briciole di quello che noi, fortunati eredi, possediamo  dal 1948.

Facilitati dal piacevole ed eccitante onore di essere Italiani di fronte al mondo per i nostri  geni*  spesso indissolubili dalle vere svolte evolutive del pianeta, molti potrebbero comprendere che, reprimersi  l’impulso ereditato dalla grandezza della Storia che ci appartiene,  rivela il proprio patetico crimine regressivo, destinato anche a favorire l’arroganza ed il passo di nazioni di minore cultura. Il furbismo è un fallimento in ogni aspetto. Si nota dal suo risultato e dalla così detta fuga dei 240.000 egregi cervelli, costretti ad esprimersi altrove, impoverendo sempre più il nostro paese. La nostra società ha un’inconfessabile necessità di uomini capaci e desiderosi di esserlo, non di soggetti alla   disperata ricerca di telecamere, passerelle, simulazioni e mode. Per molti uomini non sarebbe difficile comprendere che, continuare a negarsi l’identità, esponendosi  al parassitismo ed a mentirsi, non da onore,  senza di cui, la  vita sprofonda nel delirante tormento del nulla. Potrebbero dimostrare quindi, più di tanti leziosi personaggi, di convertire i propri errori in verità, ed inserirsi nuclei nella collettività, facendo emergere le proprie capacità ed investirle nel dialogo, in cui le parole contengano il valore ed il sapore della propria irrinunciabile autenticità espressiva.                 

Del resto; mafia, terrorismo, ostilità ed asservimento si vincono solo cambiando la mentalità di chi ne è attratto, convertendo l’adrenalina e l’oppio, che l’odio offre. Vincere l’odio è il più grande affare che l’umanità possa realizzare, e l’unica strategia è quella di precederne la fase embrionale.

 Dostoevskij  approverebbe la rilettura : dare a vivere la forza emotiva che donala bellezza……. salverà il mondo,- dagli oppositori della sua magnificenza.

 Per affrontare questo complesso contenuto, presentiamo il testo di  un’associazione umanitaria, non assistenziale, ritenendo l’odio, sostituibile con valori effettivi, per formare persone forti, libere, serene, produttive. L’associazione è orientata ad elevare  un sano senso civico,  potenzialità e  qualità della vita, sia dei soggetti stessi, sia di coloro con cui essi vivono a contatto. È diretta su un percorso  umanistico, apolitico,  senza scopo di lucro, orientata al recupero di un’attiva coscienza sociale, all’ osservanza dei codici etici e civili, mediante il recupero della consapevolezza dell’ essere, dell’incisivo fascino della cultura, dell’arte e della comunicazione. Predisposta per    prevenire  dipendenze ed effetti  del loro degrado fisico, mentale e sociale. Si prefigge di  incrementare  la capacità di dialogo e la diffusione dei fondamentali concetti umanistici, artistici, scientifici, utili allo sviluppo delle capacità umane, necessarie a migliorare orientamenti evolutivi, l’immagine personale e la qualità della vita di tutti i soggetti  coinvolti.       

 Riteniamo  possibile perseguire gli obbiettivi:

1)  Contribuire a presentare normative più efficaci, appellandosi alla Corte Europea di Strasburgo, orientate a completare e applicare il divieto giuridico dell’uso dell’odio, in quanto strumento, utile esclusivamente a: – negare diritti e risorse creative, produttive, condizionare libertà d’ espressione vitale e legale,  sia a se stessi,  alla società e al suo patrimonio.

2)  Inserire questa proposta come contributo di accelerazione della ripresa economico produttiva  dell’attuale crisi  occidentale. Sgravare la collettività da elevati costi, sociali, personali, giudiziari, umani ed  economici che l’odio dissipa.  Poter  correttamente  ridurre  il numero dei detenuti e  collaborare  per fermare la brutale  violenza sulle donne e sui bambini.

3) Che l’Italia, in occasione del 72° anniversario della sua Repubblica, apra con coraggio ancora una volta nella storia, le porte ad un Rinascimento, verso un necessario traguardo evolutivo della civiltà, come  chiara e decisiva risposta alla violenza di ogni tipo , essendo la nazione più idonea a proporre una ratifica, a tutti i governi costituiti su effettivi valori umani.

Tale testo trova  appoggio  sull’articolo n 2 punto 2 e punto 3 della costituzione  associativa  – Gratuito Patrocinio-,  Cioè:ampliare la conoscenza della cultura della legalità , dei diritti del cittadino ed in particolare del diritto di difesa da parte dei soggetti non abbienti, attraverso una costante attività  editoriale, momenti formativi, presenza sui social media e contatti fra persone, enti ed associazioni;

proporsi come luogo di incontro e di aggregazione nel nome di interessi e diritti di rilevanza costituzionale assolvendo alla funzione sociale di maturazione e crescita umana e civile, attraverso l’ideale della giustizia fatta principio di vita nella società ;  

Grazie dell’attenzione .

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